I NOSTRI AUTORI – CLASSICI

(1797-1851)

MARY SHELLEY

Figlia del filosofo Godwin e della femminista Wollstonrecraft. La sua vita fu segnata da un romanticismo tempestoso. Culminato con l’unione e la vedovanza del poeta Percy Bysshe Shelley. L’estate del 1816, sulle rive del lago Ginevra, diede i natali all’opera che oscurò la sua intera produzione: Frankenstein o il moderno Prometeo. In quel romanzo diede forma letteraria all’angoscia della creazione e alle ombre della scienza, elevandosi a voce precoce del genere gotico, fantascientifico.

CARLO LORENZINI COLLODI

Giornalista e fervente patriota risorgimentale (vero nome Carlo Lorenzini), iniziò la sua carriera letteraria con scritti satirici e teatrali. È noto universalmente con lo pseudonimo ripreso dal paese natale della madre La sua opera maggiore, Le avventure di Pinocchio, nata quasi per caso, come racconto a puntate per l’infanzia, trascese presto la mera narrativa per ragazzi, offrendo una parabola amara e geniale sul cammino dell’essere umano tra disubbidienza pentimento e desiderio di riscatto.

(1826-1890)
(1838-1889)

AUGUSTE VILLIERS DE ISLE-ADAME

Conte di stirpe decaduta, visse un’esistenza da Bohémien a Parigi, diventando figura centrale del Simbolismo. Amico di Mallarmé e ammiratore di Poe Wagner, la sua opera è un manifesto di sdegno verso la volgarità della borghesia positivista. Coi suoi racconti crudeli e romanzo fantascientifico, Eva futura, distillò un’estetica dell’ideale e del mistero, affermando il disprezzo per la realtà in favore di un mondo di sogno e d’occulto.

JOSEPH CONRAD

Nato in Polonia sotto l’Impero russo e poi naturalizzato britannico, trasformò una lunga carriera di ufficiale di marina in narrativa. Nei suoi romanzi e racconti, spesso ambientati su navi in viaggio verso porti remoti, il mare diventa spazio di prova interiore, dove si misurano responsabilità, paura e desiderio di fuga. Con una prosa densa e allusiva, ha raccontato il lato oscuro dell’avventura e del colonialismo, facendo della deriva, morale e geografica, il vero centro delle sue storie.

(1857-1924)
(1862-1911)

EMILIO SALGARI

Giornalista e romanziere veronese, scrisse centinaia di puntate d’appendice senza quasi mai muoversi dall’Italia, alimentando con atlanti e resoconti di viaggio i suoi scenari esotici. Inventore di personaggi leggendari come Sandokan e il Corsaro Nero, trasformò il mare e le giungle lontane in luoghi di evasione per generazioni di lettori. Tra solitudini oceaniche e ammutinamenti, i suoi racconti d’avventura mettono in scena eroi ai margini, sospesi tra lealtà, vendetta e sogno di libertà.

HERMAN MELVILLE

Marinaio sulle baleniere e viaggiatore instancabile nel Pacifico, trasformò l’esperienza diretta del lavoro in mare in un universo simbolico che va ben oltre il romanzo d’avventura. Le sue opere interrogano l’ossessione, il potere e il vuoto, facendo dell’oceano una pagina insondabile su cui l’uomo tenta invano di tracciare un ordine. Incompreso in vita e riscoperto solo nel Novecento, è oggi una delle voci fondamentali della modernità letteraria.

(1819-1891)
(1789-1854)

SILVIO PELLICO

Piemontese di nascita e milanese d’adozione, fu uomo di lettere e di cospirazione. Con Le mie prigioni trasformò la detenzione allo Spielberg in un racconto di prova morale: la sofferenza diventa disciplina dell’anima, la privazione si fa meditazione sulla libertà. Carbonaro, patriota, pagò con dieci anni di carcere l’idea di un’Italia unita. La sua scrittura limpida e composta fece della memoria un atto civile, capace di commuovere l’Europa e di nutrire il sentimento risorgimentale. 

IGINO UGO TARCHETTI

Scapigliato fino al midollo, disertò la vita comoda e anche l’uniforme: l’esercito lo formò, lui lo mise in crisi. In Una nobile follia trasformò la caserma e la guerra in un laboratorio di coscienze spezzate, tra realismo e febbre morale. E con Fosca rese l’amore una malattia lucida e perturbante, facendo della borghesia un teatro di crepe. Morì a ventinove anni, ma lasciò in eredità un romanticismo nero che anticipa molte inquietudini moderne.

(1839-1869)
(1863-1939)

ALFREDO PANZINI

Professore e narratore, osservò l’Italia che cambiava con l’occhio del classicista e il sorriso dell’ironia. Tra romanzi e bozzetti, seppe raccontare l’educazione sentimentale di un Paese, tra buone maniere e piccoli abissi. Con il Dizionario moderno inseguì le parole nuove come fossero creature vive: registrò mode, tic e mutazioni del tempo, trasformando la lingua in una fotografia in movimento.

GRAZIA DELEDDA

Nata a Nuoro, nel cuore della Sardegna, trasformò la propria terra in un universo narrativo sospeso tra mito e realtà. Nei suoi romanzi, paesaggi arcaici e comunità chiuse diventano scenario di conflitti interiori segnati da colpa, destino e redenzione. Con una scrittura sobria e intensa raccontò l’intreccio tra tradizione e inquietudine individuale, facendo dell’isola un luogo simbolico della condizione umana. Prima donna italiana a ricevere il Premio Nobel per la letteratura, resta una voce unica nel panorama europeo del primo Novecento.

(1871-1936)
(1881-1939)

GUIDO DA VERONA

Scrittore e giornalista tra i più letti della sua epoca, intercettò i desideri e le inquietudini della borghesia urbana tra Otto e Novecento. Nei suoi romanzi, amori passionali, scandali e ambizioni si muovono in ambienti eleganti e mondani, dove il sentimento si intreccia al gusto per il sensazionale. Con uno stile rapido e accattivante costruì storie di successo popolare, sospese tra melodramma e modernità, contribuendo a definire una nuova narrativa di consumo.

GABRIELE D’ANNUNZIO

Figura centrale del decadentismo italiano, fece della propria vita un’estensione dell’opera. Poeta, romanziere e protagonista della scena pubblica, trasformò la parola in gesto estetico e la scrittura in celebrazione dei sensi, del mito e dell’eroismo. Nei suoi testi, il culto della bellezza si intreccia con il desiderio di potenza e una costante tensione verso l’eccezionale. Tra letteratura e azione, costruì un immaginario in cui arte e vita si fondono, lasciando un segno profondo nella cultura del Novecento.

(1863-1938)
(1903-1950)

GEORGE ORWELL

Nato in India sotto l’Impero britannico e cresciuto in Inghilterra, trasformò esperienze di marginalità e impegno politico in una narrativa lucida e tagliente. Nei suoi romanzi e saggi, spesso ambientati in società deformate dal potere, la scrittura diventa indagine morale, capace di smascherare illusioni ideologiche e meccanismi del controllo. Con uno stile limpido raccontò la fragilità della verità e della libertà, facendo della distopia una lente per leggere il presente.

MICHAIL BULGAKOV

Medico di formazione e scrittore nella Russia sovietica, trasformò censura e conflitto con il potere in una narrativa visionaria e satirica. Nei suoi testi il fantastico irrompe nella realtà, mescolando ironia, grottesco e riflessione metafisica. Tra diavoli, artisti perseguitati e città febbrili, le sue opere mettono in scena il rapporto tra verità e menzogna, libertà e repressione. A lungo ostacolato e pubblicato postumo, è oggi una delle voci più originali del Novecento.

(1891-1940)
(1883-1920)

FEDERIGO TOZZI

Nato a Siena, visse un’esistenza segnata da tensioni familiari e difficoltà personali che si riflettono in una narrativa aspra e frammentata. Nei suoi romanzi, ambientati in una provincia opprimente, i personaggi si muovono in un mondo privo di armonia, dominato da incomunicabilità e angoscia. Con uno stile essenziale raccontò il disagio dell’individuo moderno, anticipando forme della narrativa novecentesca. Incompreso in vita, fu riconosciuto in seguito come figura centrale della letteratura italiana.