I NOSTRI AUTORI

MARY SHELLEY
Figlia del filosofo Godwin e della femminista Wollstonrecraft. La sua vita fu segnata da un romanticismo tempestoso. Culminato con l’unione e la vedovanza del poeta Percy Bysshe Shelley. L’estate del 1816, sulle rive del lago Ginevra, diede i natali all’opera che oscurò la sua intera produzione: Frankenstein o il moderno Prometeo. In quel romanzo diede forma letteraria all’angoscia della creazione e alle ombre della scienza, elevandosi a voce precoce del genere gotico, fantascientifico.
CARLO LORENZINI COLLODI
Giornalista e fervente patriota risorgimentale (vero nome Carlo Lorenzini), iniziò la sua carriera letteraria con scritti satirici e teatrali. È noto universalmente con lo pseudonimo ripreso dal paese natale della madre La sua opera maggiore, Le avventure di Pinocchio, nata quasi per caso, come racconto a puntate per l’infanzia, trascese presto la mera narrativa per ragazzi, offrendo una parabola amara e geniale sul cammino dell’essere umano tra disubbidienza pentimento e desiderio di riscatto.


AUGUSTE VILLIERS DE ISLE-ADAME
Conte di stirpe decaduta, visse un’esistenza da Bohémien a Parigi, diventando figura centrale del Simbolismo. Amico di Mallarmé e ammiratore di Poe Wagner, la sua opera è un manifesto di sdegno verso la volgarità della borghesia positivista. Coi suoi racconti crudeli e romanzo fantascientifico, Eva futura, distillò un’estetica dell’ideale e del mistero, affermando il disprezzo per la realtà in favore di un mondo di sogno e d’occulto.
JOSEPH CONRAD
Nato in Polonia sotto l’Impero russo e poi naturalizzato britannico, trasformò una lunga carriera di ufficiale di marina in narrativa. Nei suoi romanzi e racconti, spesso ambientati su navi in viaggio verso porti remoti, il mare diventa spazio di prova interiore, dove si misurano responsabilità, paura e desiderio di fuga. Con una prosa densa e allusiva, ha raccontato il lato oscuro dell’avventura e del colonialismo, facendo della deriva, morale e geografica, il vero centro delle sue storie.


EMILIO SALGARI
Giornalista e romanziere veronese, scrisse centinaia di puntate d’appendice senza quasi mai muoversi dall’Italia, alimentando con atlanti e resoconti di viaggio i suoi scenari esotici. Inventore di personaggi leggendari come Sandokan e il Corsaro Nero, trasformò il mare e le giungle lontane in luoghi di evasione per generazioni di lettori. Tra solitudini oceaniche e ammutinamenti, i suoi racconti d’avventura mettono in scena eroi ai margini, sospesi tra lealtà, vendetta e sogno di libertà.
HERMAN MELVILLE
Marinaio sulle baleniere e viaggiatore instancabile nel Pacifico, trasformò l’esperienza diretta del lavoro in mare in un universo simbolico che va ben oltre il romanzo d’avventura. Le sue opere interrogano l’ossessione, il potere e il vuoto, facendo dell’oceano una pagina insondabile su cui l’uomo tenta invano di tracciare un ordine. Incompreso in vita e riscoperto solo nel Novecento, è oggi una delle voci fondamentali della modernità letteraria.


SILVIO PELLICO
Piemontese di nascita e milanese d’adozione, fu uomo di lettere e di cospirazione. Con Le mie prigioni trasformò la detenzione allo Spielberg in un racconto di prova morale: la sofferenza diventa disciplina dell’anima, la privazione si fa meditazione sulla libertà. Carbonaro, patriota, pagò con dieci anni di carcere l’idea di un’Italia unita. La sua scrittura limpida e composta fece della memoria un atto civile, capace di commuovere l’Europa e di nutrire il sentimento risorgimentale.
IGINO UGO TARCHETTI
Scapigliato fino al midollo, disertò la vita comoda e anche l’uniforme: l’esercito lo formò, lui lo mise in crisi. In Una nobile follia trasformò la caserma e la guerra in un laboratorio di coscienze spezzate, tra realismo e febbre morale. E con Fosca rese l’amore una malattia lucida e perturbante, facendo della borghesia un teatro di crepe. Morì a ventinove anni, ma lasciò in eredità un romanticismo nero che anticipa molte inquietudini moderne.


ALFREDO PANZINI
Professore e narratore, osservò l’Italia che cambiava con l’occhio del classicista e il sorriso dell’ironia. Tra romanzi e bozzetti, seppe raccontare l’educazione sentimentale di un Paese, tra buone maniere e piccoli abissi. Con il Dizionario moderno inseguì le parole nuove come fossero creature vive: registrò mode, tic e mutazioni del tempo, trasformando la lingua in una fotografia in movimento.
GRAZIA DELEDDA
Nata a Nuoro, nel cuore della Sardegna, trasformò la propria terra in un universo narrativo sospeso tra mito e realtà. Nei suoi romanzi, paesaggi arcaici e comunità chiuse diventano scenario di conflitti interiori segnati da colpa, destino e redenzione. Con una scrittura sobria e intensa raccontò l’intreccio tra tradizione e inquietudine individuale, facendo dell’isola un luogo simbolico della condizione umana. Prima donna italiana a ricevere il Premio Nobel per la letteratura, resta una voce unica nel panorama europeo del primo Novecento.


GUIDO DA VERONA
Scrittore e giornalista tra i più letti della sua epoca, intercettò i desideri e le inquietudini della borghesia urbana tra Otto e Novecento. Nei suoi romanzi, amori passionali, scandali e ambizioni si muovono in ambienti eleganti e mondani, dove il sentimento si intreccia al gusto per il sensazionale. Con uno stile rapido e accattivante costruì storie di successo popolare, sospese tra melodramma e modernità, contribuendo a definire una nuova narrativa di consumo.
GABRIELE D’ANNUNZIO
Figura centrale del decadentismo italiano, fece della propria vita un’estensione dell’opera. Poeta, romanziere e protagonista della scena pubblica, trasformò la parola in gesto estetico e la scrittura in celebrazione dei sensi, del mito e dell’eroismo. Nei suoi testi, il culto della bellezza si intreccia con il desiderio di potenza e una costante tensione verso l’eccezionale. Tra letteratura e azione, costruì un immaginario in cui arte e vita si fondono, lasciando un segno profondo nella cultura del Novecento.


GEORGE ORWELL
Nato in India sotto l’Impero britannico e cresciuto in Inghilterra, trasformò esperienze di marginalità e impegno politico in una narrativa lucida e tagliente. Nei suoi romanzi e saggi, spesso ambientati in società deformate dal potere, la scrittura diventa indagine morale, capace di smascherare illusioni ideologiche e meccanismi del controllo. Con uno stile limpido raccontò la fragilità della verità e della libertà, facendo della distopia una lente per leggere il presente.
MICHAIL BULGAKOV
Medico di formazione e scrittore nella Russia sovietica, trasformò censura e conflitto con il potere in una narrativa visionaria e satirica. Nei suoi testi il fantastico irrompe nella realtà, mescolando ironia, grottesco e riflessione metafisica. Tra diavoli, artisti perseguitati e città febbrili, le sue opere mettono in scena il rapporto tra verità e menzogna, libertà e repressione. A lungo ostacolato e pubblicato postumo, è oggi una delle voci più originali del Novecento.


FEDERIGO TOZZI
Nato a Siena, visse un’esistenza segnata da tensioni familiari e difficoltà personali che si riflettono in una narrativa aspra e frammentata. Nei suoi romanzi, ambientati in una provincia opprimente, i personaggi si muovono in un mondo privo di armonia, dominato da incomunicabilità e angoscia. Con uno stile essenziale raccontò il disagio dell’individuo moderno, anticipando forme della narrativa novecentesca. Incompreso in vita, fu riconosciuto in seguito come figura centrale della letteratura italiana.
UMBERTO FERRO
Nato a Viareggio, si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1973 all’Università di Pisa dove consegue le specializzazioni in Chirurgia Generale e Medicina Legale. Nel 1985 ottiene il C.E.S. in Proctologia all’Università di Marsiglia; nel 1991 la specializzazione in Chirurgia Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva all’Università di Siena. Per 40 anni ha esercitato la professione negli ospedali della Versilia. Attualmente lavora alla Casa di Cura Santa Zita di Lucca. Fin dall’adolescenza ha praticato molti sport anche a livello agonistico.

